martedì, 30 giugno 2009

Da un'idea di Gaja Cenciarelli.

Inevitabilmente, arriva anche oggi. L’imbrunire. E ne sono felice.
Un altro giorno è trascorso. Uno di meno alla mia vita, uno di meno in questo inferno, forse.
In questo mondo chiuso, di sbarre, di eco metalliche, di voci inumane.
Dalla finestra lo vedo che scende, il grigio. Si posa, grigio su grigio sulle altre finestre. Voi brava gente non l’avete mai visto e non potete nemmeno immaginarlo, nessuna rappresentazione sarebbe così fedele. Le museruole anche alle lampadine, nessun artista ci riuscirebbe.
È l’ora. Il canto comincia ad innalzarsi.
Voi brava gente non l’avete mai sentito non potete nemmeno immaginarlo. Nessuna riproduzione sarebbe così fedele. Impossibile.
Non c’è nulla di più struggente del canto serale che inonda quei grigi cortili, che si innalza da quelle finestrelle con la museruola. Le poche stoviglie che tintinnano.
Non posso resistere, ecco che inizia.
Ci riesco, lo so, adesso parto. Oltrepasso le grate, le sbarre esco. Io volo. Si, vedi, ci riesco.
Arrivo su quel fango profumato, volo sotto quel cielo grigio, tra gli sguardi blu cobalto della gente brava, volo, mi innalzo, mi abbasso. Ma chi se ne frega.
Un rapimento dalla vita, in questa dimensione senza confini, con il cuore a nudo, che ti fa provare cosa si sente un attimo prima della morte.
Ma tu lo sai cosa si prova un attimo prima di morire? Dimmelo! Cosa si sente all’ultimo battito del cuore?
Quello che provo io adesso, dopo avere oltrepassato quelle sbarre. Sto volteggiando nel nulla profumato, sopra tutto quel fango, sopra quello specchio d’acqua che mi rispecchia. Sotto quelle nuvole viventi, che mi irraggiano di lampi grigi.
Volo da un canto all’altro e mi unisco al coro, al volo degli altri maledetti, senza posa senza fatica. L’ultimo battito del cuore lo consente. Ti lascia tutto il tempo che vuoi, ma solo in questa dimensione, solo con quel canto.
Mi pento? Non posso e non voglio, lo specchio rifletterebbe sempre la stessa mia immagine, lui non mi inganna, non inganna nessuno. E io non voglio ingannarmi, ma chi se ne frega.
Il volo, il fango lo specchio d’acqua sotto di me, il nulla profumato, scorrono veloci nel mio breve volo assurdo, nel canto che mi sorregge e mi conduce. Gli altri naufraghi, i profughi sono con me, nel nostro unico volo, infestiamo questi spazi. Rivediamo solo noi stessi, quando ripassiamo sull’acqua e ritorniamo a fuggire, a volare e a tornare. Tutto nello spazio dell’ultimo battito del cuore, un sussulto dilatato.
L’ultimo battito del mio cuore. Io so cosa proverò in quel momento. L’ultimo battito di ciglia, l’ultimo respiro.
Mi resta quel volo, resta quel fango grigio, quello specchio d’acqua blu cobalto sotto nuvole vive. Loro non ingannano. Sono inesorabili e fantastici.
Il volo almeno per stasera mi ha salvato, il mio cuore ha ripreso a battere, così mi sembra. Il canto è finito, l’imbrunire è finito, il grigio si è annerito. E io rientro dentro me, varco all’indietro le sbarre. È finito tutto per oggi, forse resisto fino a domani.

Il pezzo è pubblicato qui. Cliente vai a ficcanasare.
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sabato, 01 marzo 2008

Ieri pomeriggio sono andato a Sassari, in Zona Industriale Predda Niedda dove le vie sono contraddistinte da numeri, un po' come a New York: strada nr.5, strada nr.21 e via dicendo.

Quindi verrebbe da pensare che sia abbastanza facile trovare una strada, che ne so magari la nr.24 che dovrebbe trovarsi nei paraggi della 23 o della 25.

E INVECE NO!!!

Dopo un'ora di giri e di avanti e indrè ho capito quale solenne e formale procedura è stata adottata per determinare la toponomastica Preddanieddiana: è stata affissa ad un muro - in una sala del Comune, all'uopo predisposta - la planimetria della zona, dopodichè è stato chiamato il primo passante che casualmente transitava davanti al portone del municipio e - dopo averlo bendato e dopo avergli somministrato numerosi bicchierini di abardente, fil'è ferru, birra, alkermes, amaretto di Saronno e liquore di mirto - l'assessore competente gli ha consegnato alcune freccette numerate - previamente estratte a sorte da una teca d'oro dal figlio, anch'egli bendato, di un alto funzionario statale - con l'incarico di lanciarle a casaccio sulla planimetria.

Ogni freccetta ha così dato il nome alla strada sulla quale è andata a finire.

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giovedì, 25 ottobre 2007

Avventure provvisorie, vite provvisorie

Momenti grigi, provvisori

Istanti blu cobalto,

Provvisori come sogni completi

Comportamenti,

storie,

casualità

Provvisorietà

Io li ricordo, ma solo provvisoriamente

Delicate impronte nella memoria

Provvisoriamente incompleta

La mia

Come orgasmi provvisori

Li rivoglio, ma erano provvisori

Intensamente provvisori

Ma c'erano

Provvisoriamente provvisori

Come gli spigoli

Paurosamente provvisori

Come i miei angoli

Arriverà qualcosa, qualcuno

Torneranno forse

Quei tempi provvisori

Provvisoriamente felici

Per quei baci

E quegli odori

Segretamente provvisori,

Fiduciosamente provvisori

Maledettamente provvisori

Come quelle lacrime

Inconcludentemente provvisori

Come quei rumori

Ossessionantemente provvisori

Come quelle parole

Celatamente provvisori

Come quegli sguardi

In questa mente provvisoria

In una notte provvisoria

Spigolosamente provisoria

Pazzamente provvisoria

Pienamente provvisoria.

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lunedì, 22 ottobre 2007

Partecipate numerosi, ma cum grano salis, al Grande Concorso "Indovina la Trama" indetto su www.telaio.splinder.com.

Accedete direttamente da qui:

concorso
Ed ecco il codice per diffondere l'evento.

Ricchissimi premii e cottillons ecc ecc.

(Chi non partecipa verrà iscritto in un apposito registro nero). 

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martedì, 16 ottobre 2007

Ruolo 24/12-1 del 21 gennaio 2321

Tribunale Etico Supremo

- IV° Sezione Morale -

Relazione definitiva sul processo

“Diritto di Stato/Signorina Giacomazzi”

 

La vicenda ha preso il via da una cablodenuncia inviata olisticamente al “Centro Nazionale per l’Allegria” dal titolare del Supermercato “Spendifelice”, ubicato nel Comune di Felicia in Via Aurelio Contentucci 12, il quale ha segnalato la presenza di una signorina scontenta all'interno del suo esercizio; a riprova di ciò ha allegato opportuna videoregistrazione, dalla quale è emerso icto oculi il fumus di colpevolezza della segnalata.

Sulla scorta di tale comunicazione l’Ufficio Zonale, prontamente attivato dal C.N.A, ha inviato sul posto due Ispettori Mezzani i quali hanno tentato invano di far desistere la donna, identificata in tale Giacomazzi Ermenegilda, dal suo triste cipiglio, ai sensi dell’articolo 3 della Costituzione Novella.

A nulla sono valsi gli inviti a danzare sulla sequenza musicale di Stato (nella fattispecie un motivo brioso) che il direttore aveva prontamente diffuso nei suoi locali, ove gli Ispettori avevano previamente rilevato un tasso di serenità di gran lunga superiore alla soglia minima di legge.

La Giacomazzi è stata pertanto tratta in arresto in flagranza di reato ed accompagnata nell’hotel penitenziario circoscrizionale a ritmo di samba; l’arrestata non ha partecipato al festoso trenino locomotorio condotto dagli ispettori procedenti ed ha mantenuto per tutto il tragitto un triste silenzio.

Una perquisizione nella sua abitazione ha evidenziato:

* presenza di due quasarvideodisc clandestini, che si allegano alla presente relazione, contenenti un videomanifesto non autorizzato sulla “gioia” ed un videomessaggio in codice.

Una scansione peritale aprioristica ha inequivocabilmente accertato, oltre la matrice sovversiva di tale materiale, che sia il videomanifesto sia il videomessaggio sono stati prodotti in un antico idioma non ancora del tutto decifrato. Sono in atto ulteriori indagini al fine di identificare la persona che compare in tali quasarvideodisc in compagnia della Giacomazzi la quale, dal canto suo, non ha inteso fornire alcun chiarimento in ordine a tale preoccupante materiale.

* presenza di una poesia non autorizzata intitolata “Profumi e balocchi”, di cui si allega solo il testo in quanto la videotrasposizione è risultata talmente priva di contentezza e cruda da indurre il Gran Consiglio a ipomaterializzarne ogni supporto anticartaceo per motivi di sicurezza mondiale.

 

* evidenti tracce di incontri amorosi e sessuali condotti senza autorizzazione mandamentale.

Interrogata dal Procuratore della Serenità durante la festa vespertina del medesimo giorno, la Giacomazzi, rifiutando ogni cioccolatino ed ogni bevanda, ha pronunciato unicamente le seguenti parole: “Rido e sono contenta quando cazzo mi pare e non per legge”.

A tale affermazione il Procuratore le ha contestato i reati di “sovversione dell’ordinamento principale dello Stato postmoderno”, “produzione e possesso di materiale antigioviale” e "proselitismo antifestoso".

L’avvocato Contentino Gioioso, il difensore obbligatorio che ha personalmente assistito alle operazioni, ha correttamente riso e celiato sulle questioni in causa ed ha sagacemente proposto motivi di ulteriore divertimento, senza neppure omettere di attirare l’attenzione sulle ridicole peculiarità fisiche e psichiche dell’incolpata.

Dopo 14 cicli psicotermici la Giacomazzi è stata dichiarata colpevole dal Tribunale di primo grado e condannata ad essere lanciata, nel giorno di festa Mondiale Collaterale, da un pallone sonda ad una altezza non inferiore a 5.000 metri dentro un vulcano in modesta attività.

Durante le fasi del processo, così come alla lettura della sentenza, l’imputata non ha battuto ciglio e non ha inteso in nessun modo partecipare ai numerosi festeggiamenti tenutisi in suo onore nell’aula del Tribunale.

Non essendo stato interposto appello, questo Tribunale, prima di dare esecuzione alla sentenza, ha effettuato l’ultimo tentativo previsto dalla Legge, ma senza successo. Come da videoverbale allegato noi Giudici sottoscritti, nella giornata dedicata alla Liberazione dalla Musoneria Comunista, abbiamo formalmente tentato di convincere per l’ultima volta la condannata a rivedere le sue posizioni, a dimostrarsi legalmente felice e ad unirsi alle danze, ma senza esito.

Il comportamento della Giacomazzi ha arrecato grave disdoro e nocumento alla sicurezza mondiale in quanto la felicità, l’allegria e la contentezza sono un diritto-dovere per l’intera popolazione civile, conquistato con secoli di lotte e di sacrifici.

Tutto ciò premesso, questo Tribunale, espletati i festeggiamenti di legge, ha confermato la condanna.

Poco prima di scomparire all’interno del cratere in cui è stata lanciata, la Giacomazzi ha gridato: “Lottate per un mondo veramente libero, libertà di gioia!”

Si allega videorapporto della festa di esecuzione della sentenza, alla quale ha assistito l'Imperatrice del Mondo (quella vestita di bianco col cappellino infiorato che appare dopo circa due minuti) che si è esibita in uno stupendo assolo di danza festosa.

Così doveva succedere.

Allegria e festosità.

I Giudici.

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Se durante la lettura di questo post non hai sorriso - anche in forma minimale - almeno due volte, verrai deferito al Tribunale che ha condannato la Giacomazzi.

 

 
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